di Roberto De Paolis, Italia, 2026, 88′
con Leonardo Lidi, Alessandro Borghi, Pietro Castellitto, Valeria Golino, Daniele Parisi
Paolo Marra ha ucciso sua moglie, senza un perché. Divorato dal senso di colpa, decide di costituirsi: vuole pagare, scontare la pena, ridare dignità alla donna che ha ucciso e a sé stesso. Tra poliziotti distratti, avvocati zelanti, cartomanti e complicati cavilli burocratici, nessuno lo prende sul serio. L'uomo si scopre vittima di un paradosso kafkiano: per quanto lo desideri, non riesce a farsi arrestare. Il perfetto capro espiatorio di una società grottesca che ignora chi vuole redimersi.
Cineforum.it - Per dire di Serpenti, il film di Roberto De Paolis Maino scritto con i fratelli D’Innocenzo a partire da un loro soggetto, forse non è soltanto a Kafka che bisogna guardare. Il riferimento, per quanto pertinente e un po’ ovvio, è anche depistante, perché nel film c’è qualcosa d’altro e di diverso. C’è la commedia, c’è la satira sociale, c’è un luogo sospeso nel tempo che, però, coincide con l’Italia di oggi, di ieri e dell’altro ieri: quella evocata dalla citazione di Flaiano nei titoli di testa – «La situazione politica italiana è grave… ma non è seria» – capace di adattarsi a ogni stagione della nostra storia. C’è poi una dinamica tra i personaggi che rimanda al teatro, a quei dialoghi sul filo del paradosso nei quali non accade nulla – e qui si potrebbero scomodare altri grandi del Novecento – così difficili da trasportare sullo schermo. E c’è il femminicidio, punto di partenza della vicenda e tema tristemente attuale che tuttavia rimane sempre sullo sfondo. Paolo Marra (Leonardo Lidi), infatti, nonostante ammetta di aver ucciso la moglie (atto osceno che, appunto, resta fuori scena), non trova alcun riscontro né al proprio gesto né alla confessione della propria colpa.
MyMovies.it - Molto efficace è anche la scenografia, per esempio quella del commissariato, che rende assolutamente realistico e riconoscibile il mondo in cui il protagonista si muove e che, ognuno di noi, anche solo per aver fatto il passaporto, ha in un certo qual modo lambito. Ecco è proprio questa restituzione di una vicinanza dei meccanismi burocratici dello Stato a rendere il film molto più inquietante di quello che potrebbe sembrare perché il grottesco, alla fine, si trasforma in realismo.