di Manuel Gómez Pereira, Spagna, Francia, 2025, 106′
con Mario Casas, Alberto San Juan, Asier Etxeandia, Oscar Lasarte, Martín Páez
Spagna, 1939. Appena due settimane dopo la fine della Guerra Civile, il generale Franco ordina una cena celebrativa presso il lussuoso Hotel Palace di Madrid. Un giovane tenente, un meticoloso capo cameriere e un gruppo di prigionieri repubblicani – oppositori del regime franchista ma dotati di grande talento in cucina – sono costretti a preparare il banchetto in tempi record. Tutto sembra procedere senza intoppi, ma i cuochi stanno pianificando non solo il banchetto… bensì anche la loro fuga.
Quando ti chiedi dove ti porterà il tuo prossimo progetto, a volte cerchi un’idea con cui poter entrare in sintonia attraverso molte strade diverse, e a volte è quell’idea a trovare te. Se accade, e ti affascina, non ti lascia più andare. Ti accompagna ovunque, dorme accanto a te e, a
poco a poco, la fai tua. Diventa la tua compagna e il rifugio della tua immaginazione, sempre lì - in attesa, paziente ma vigile - pronta a offrirti l’entusiasmo e la forza per andare avanti.
Ed è proprio così che è successo.
Il copione di La cena de los generales, l’opera teatrale di José Luis Alonso de Santos, è arrivato tra le mie mani per caso. Il caso aveva già fatto incontrare Alonso de Santos, Oristrell e me anni fa, durante le riprese della commedia Bajarse al moro, e il caso ci ha riuniti di nuovo oggi, in questo progetto.
MANUEL GÓMEZ PEREIRA
Sentieri Selvaggi - A cena con il dittatore di Manuel Gómez Pereira prende a piene mani dalla tradizionale commedia grottesca spagnola, da quell’humor negro che ha caratterizzato i primissimi film spagnoli di Marco Ferreri, in stretta collaborazione con lo sceneggiatore Rafael Azcona, a sua volta collaboratore di Luis García Berlanga. Si ride dei potenti e si ride dei poveracci, senza esclusione di colpi, in un clima frizzante che alleggerisce il tragico contesto socio-politico. La confezione estetica e la gestione degli spazi, al contrario, ricorda a tratti il raffinato cinema classico hollywoodiano alla Lubitsch e in alcuni momenti quella commedia all’italiana del secondo dopoguerra in cui i protagonisti cercavano di cavarsela nelle situazioni più spinose e delicate. Tratto dalla commedia teatrale La cena de los generales di José Luis Alonso de Santos (adattata dal regista con Joaquín Oristrell e Yolanda García Serrano), il film non si fa problemi a mettere in ridicolo l’uomo in divisa e ciò che rappresenta, ma al contempo non si fa nessuno scrupolo a mostrare un fascista che uccide a sangue freddo chi gli si mette contro.
MyMovies - il merito principale di A cena con il dittatore è quello di dialogare spesso con la sua origine teatrale senza rimanerne imprigionato. In più l'affondo politico nella Storia della Spagna è più deciso di quanto appare. Per questo i modelli cinematografici - spesso presenti nel cinema di Manuel Gómez Pereira come, per esempio, in Tra le gambe dove ci sono riferimenti ad Alfred Hitchcock e Saul Bass - non sono fini a se stessi ma diventano il punto di partenza per un'ulteriore variazione di un gioco di equivoci e malintesi mostrati attraverso un umorismo raffinato. Certo, un cinema vecchia scuola ma che nel caso di film come A cena con il dittatore è sempre un piacere da guardare.
Quinlan.it - Manuel Gómez Pereira torna alla commedia da lui più riconoscibile, quella che sa usare il ritmo dell’equivoco e la precisione dell’intreccio per sfiorare, senza alleggerirla, una materia storica ben più cupa. Ambientato nella Spagna franchista delle settimane immediatamente successive alla guerra civile, il film prende un evento in apparenza secondario – l’organizzazione di un banchetto celebrativo – e lo trasforma in una perfetta figura del potere: la tavola come prolungamento del comando, il galateo come scenografia dell’ordine, l’abbondanza come insulto lanciato contro la fame. Gómez Pereira costruisce così una commedia antibellica che non cerca la satira martellante né la caricatura assoluta, ma preferisce insinuare il grottesco dentro la disciplina della forma, lasciando che il riso nasca dallo scarto fra l’apparato del regime e la miseria concreta su cui esso si regge. Ne viene fuori un film mobile, popolare e insieme acuminato, capace di far convivere precisione narrativa, nervo corale e una sottile inquietudine storica.